• FiorellaRabellino

Interno ed esterno: la finestra e il paesaggio.

Aggiornamento: 21 mag 2020

(e il terrazzo, e il balcone, e qualche idea per viverli al meglio)


Guardo fuori dalla finestra. Ho la fortuna di vedere tutto l'arco delle Alpi che si stende a ovest di Torino, e penso a quanto sia sempre stato uno degli elementi che mi ha fatto scegliere ed amare questa casa. Da qui il pensiero si dirama e vaga intorno ai ragionamenti scaturiti dalle letture e dalle osservazioni di questi giorni.

Abbiamo parlato di terrazzi e balconi fioriti, e di un'esigenza di contatto con la natura e di "cura" che per molti, se non lo era già prima, è ritornata fondamentale in questo periodo di forzata clausura. Ma in un'ottica più ampia,

quanto è importante ciò che vediamo dalla nostra finestra? In quale relazione si pone la costruzione architettonica con l'esterno, sia esso natura o panorama urbano? Quanto è essenziale che questa relazione esista, e sia quindi progettata e costruita quando pensiamo al nostro abitare?

Basilea, Fondazione Beyeler

Parecchi anni fa, quando ho visitato per la prima volta il museo progettato da Renzo Piano per la Fondazione Beyeler a Basilea, sono rimasta folgorata da una visione che si è fissata nella mia memoria per la sua bellezza commovente: le ninfee di Monet, esposte nella sala che si affaccia verso il giardino ed il lago che costeggia il museo, spingendosi fino alla sua soglia. La natura all'esterno era un tutt'uno con la bellezza delle opere d'arte che si ammiravano all'interno, un dialogo mozzafiato in cui il confine tra la pittura e la natura si confondeva fino a sparire. Mi sono trattenuta a lungo in quella sala, ad osservare: tutto era un quadro, tutto era un'opera d'arte, compresa la cornice architettonica che rendeva possibile questa compenetrazione.

Da allora penso a questa immagine, per prima, quando voglio parlare del rapporto tra arte, architettura e natura, e tra interno ed esterno.


La mia formazione di architetto è da sempre basata sul concetto di integrazione tra natura e costruito: ciò che determina e dà forma all'architettura è (o dovrebbe essere) sempre il suo contesto, a qualsiasi livello, città, palazzo, appartamento.


Il clima, l'orientamento, il paesaggio

sono fondamenti primari della progettazione architettonica quanto le strutture e la tecnica delle costruzioni, e lo sono fin dalle origini: come possiamo immaginare il tempio di Segesta senza le montagne che lo circondano, la Rotonda del Palladio senza il prato perfetto che ne lambisce le scalinate, la Reggia di Versailles senza la prospettiva all'infinito del suo parco...

Eppure talvolta guardando alcune parti delle nostre città, pensando a certe forme di alienazione prodotte dall'ambiente urbano, viene da pensare che questo principio non sia universalmente accettato e diffuso.

Lo è certamente per i grandi, veri, architetti e pensatori del nostro tempo, che non perdono occasione di ricordarci quanto questo principio, di pari passo con la sostenibilità e un costruire consapevole e rispettoso delle risorse naturali, sia l'unica speranza per il futuro delle città dell'uomo. Di recente ho avuto occasione di ascoltare online un architetto torinese che ammiro molto, Luciano Pia, che descriveva le città, costruite dall'uomo sulla base delle proprie esigenze, come degli spazi "innaturali" e indicava la strada del cambiamento nel ripensare, riprogettare, questo spazio secondo un criterio che sia più "naturale" possibile. Un po' come l'uccello che fabbrica il suo nido, una piccola perfetta struttura "costruita" ma che è comunque tutt'uno con la natura, così l'umano dovrà costruire la sua casa, e soddisfare esigenze nuove, mutate rispetto al passato.


Allora forse non è banale ricordare che anche nella più semplice pratica edilizia di tutti i giorni è importante tenere sempre a mente questi concetti quando si costruisce, quando si ristruttura, quando si cerca una nuova casa o si vuole trasformare quella in cui abitiamo.

Poichè è un cambiamento ciò di cui abbiamo bisogno, ora più che mai:

la trasformazione dell'esistente non è proprio il primo importante passo per cambiare?

Architettura tailor-made.

In una realtà urbana come quella italiana, dove oggettivamente è rimasto poco spazio per la realizzazione di impianti edilizi del tutto nuovi, la ristrutturazione presenta innumerevoli vantaggi. Permette infatti di non aumentare lo sfruttamento del suolo, di riutilizzare strutture costruite secondo criteri e per funzioni non più attuali, di riqualificare dal punto di vista tecnologico, ecologico ed estetico un singolo edificio, ed attraverso questo processo di migliorare la città nella sua interezza. E poi, certamente non ultima, offre la possibilità di creare "su misura" un luogo per vivere pensato ad hoc per l'utente finale ed in dialogo diretto con esso.

Torino, 2011, cantiere in zona pre-collinare

Per questo mi piace, nel mio lavoro, muovermi nell'ambito della ristrutturazione. Mi è capitato talvolta di avere piccole "folgorazioni" parenti (certamente alla lontana) di quella sperimentata al museo Beyeler; scoperchiare un tetto, aprire una nuova finestra o un lucernaio, cambiare la prospettiva delle stanze abbattendo e costruendo muri, può rivelare una vista sorprendente: sulla collina, sul fiume, sui tetti, su uno scorcio di paesaggio che prima si poteva solo immaginare. Ogni volta ho avuto la sensazione di trovarmi di fronte a un quadro, e ho gioito al pensiero che quel paesaggio, prima invisibile, sarebbe stato un dono per il futuro abitante di quegli spazi e avrebbe arricchito la sua esperienza abitativa.


Per questo è importante rispondere ad alcuni interrogativi quando si interviene su un edificio: che panorama circonda la casa? Quali spazi comunicano con l'esterno e che relazione si può creare tra di essi? Come è giusto disporre i locali sulla base dell'orientamento, e quindi della possibilità di illuminazione e di migliore utilizzo nelle varie fasi della giornata? Come si può intervenire per valorizzare tutti questi elementi e creare un ambiente che risponda esattamente alle esigenze di chi ci abiterà?


L'elemento più basilare del rapporto tra interno ed esterno è proprio il contesto che circonda la casa e la possibilità di fruirne dalla propria finestra.

Si tratta di una qualità intrinseca dell'edificio, che non si può modificare a posteriori, eccetto il caso in cui sia possibile aprire nuove finestre. Ma la giusta disposizione degli ambienti interni e degli stessi arredi può contribuire a valorizzare una vista panoramica, che sarà il nostro "quadro" da ammirare, non appeso ma attraverso la parete.

Allora perchè non utilizzare proprio la finestra come baricentro della stanza? Per rivolgere verso il panorama la zona divani e gli spazi "sociali" della casa, o per creare un angolo relax/lettura accogliente per i momenti più privati.

Oppure, farne lo sfondo delle ore di studio o di lavoro ad una scrivania, essere accolti al risveglio e nella pausa caffè da un angolo-snack "alla finestra", magari con un raggio di sole che ci colpisce di prima mattina.

Già, non dimentichiamo il giusto orientamento per ogni stanza: non a caso i tradizionali principi di progettazione ci insegnano, per esempio, che un bagno va a nord ed un soggiorno a sud-ovest... ma perchè tutto abbia un senso ben preciso nella disposizione di una casa sono anche le specifiche esigenze e preferenze di ognuno, a guidare il professionista attento. A qualcuno piace essere svegliato dalla luce dell'alba che filtra dalle finestre, ma in un'altra situazione il calore estivo al mattino può risultare insopportabile... molte sono le variabili a cui prestare attenzione quando si progetta. Occorre pensare a quali sono i momenti essenziali della nostra giornata e capiremo quali sarebbero maggiormente arricchiti e resi più piacevoli se messi in relazione con ciò che è all'esterno.

Se oltre ad un bel panorama da osservare abbiamo anche la fortuna di possedere una casa con un grande terrazzo o un giardino, questo potrà diventare il filtro tra l'ambiente interno ed il paesaggio esterno. Da secoli l'arte dei giardini ce lo insegna:

la natura progettata e costruita dall'uomo diventa tramite, luogo di passaggio fisico e visivo tra l'architettura e la natura.

Ma il terrazzo, o il giardino, in mancanza del vasto panorama su cui estendere la vista, possono diventare essi stessi il nostro panorama privato, un prolungamento della casa all'esterno, e in quanto tale, perchè ciò si realizzi nel migliore dei modi, è essenziale che tra questo spazio esterno e l'interno si crei una relazione, un legame che ne arricchisca reciprocamente la fruizione.


Molte volte un terrazzo è poco o male utilizzato solo perchè non è nella giusta relazione con gli ambienti della casa.

Non basta infatti avere un qualsiasi vasto spazio esterno ovunque collocato perchè davvero entri a far parte del nostro vissuto quotidiano e lo valorizzi. Un classico esempio sono i terrazzi con funzione di lastrico solare di un condominio: se dovrò, per dire, percorrere un corridoio, attraversare una camera da letto e salire una scala per arrivarci sarà molto probabile che rimanga un grande spazio vuoto. Per creare una vera e propria stanza in più, a cielo aperto, sarà indispensabile una progettazione molto attenta che ne studi la sistemazione e l'arredo, e tenga conto della funzionalità dell'accesso.


Se poi abbiamo la possibilità di modellare gli interni a nostro piacimento allora valutiamo di sistemare la cucina direttamente in comunicazione con il terrazzo, così sarà molto più comoda la fruizione di un tavolo per mangiare all'aperto nella bella stagione. Se amiamo la vita sociale, le feste, l'ospitalità condivisa con gli amici o la famiglia, allora dovrebbe essere il soggiorno a prolungarsi verso l'esterno e diventare un salotto estivo. Se invece prevale il desiderio di rilassarsi in solitudine, per leggere un libro, per prendere il sole, per dedicarsi alla cura dei fiori, può ben essere che al nostro spazio preferito si acceda dalle stanze più private della casa, come la camera o persino il bagno, perchè quello sarà il nostro rifugio nascosto.


Certo, non sempre le case sono dotate di ampi terrazzi, anzi nella grande maggioranza delle abitazioni di città il balcone è un piccolo lusso "rubato" ad una metratura limitata all'essenziale. Ecco che molto spesso diventa uno spazio di risulta, funzionale solo per riporre o immagazzinare ciò che non sta più nei ripostigli o dentro le stanze.


Ma anche una singola finestra che si affacci su un balconcino minimo

può riservare bellissime sorprese, purchè si sappia allestire lo spazio in modo creativo ed appropriato.

Dei vasi fioriti disposti ad arte, sfruttando supporti a diverse altezze, un angolo per sedersi, un piccolo tavolino, stuoie e cuscini sono spesso più che sufficienti a rendere comodo e accogliente il nostro "nido" esterno. E se il panorama del cortile condominiale ci attira poco, schermature naturali e supporti per rampicanti saranno utili ad escludere gli "altri" sguardi e a rivolgere la nostra attenzione verso il privato.


Lo spazio può essere sfruttato al massimo, tutto rimane a portata di mano, l'unico limite è la nostra inventiva e la capacità di utilizzare accessori e oggetti per definire il nostro piccolo "paradiso del fai da te". Non a caso grandi porzioni dei negozi di bricolage sono dedicati al giardinaggio.

Io prediligo sempre il legno, il metallo, la corda, il rattan, i materiali "veri", che magari si rovinano un po' più della plastica restando esposti all'aperto, ma invecchiano bene, mostrando i segni dell'uso e del vissuto senza perdere la loro consistenza autentica.


Ci sono altri modi per vivere la casa in rapporto con l'elemento naturale: un capitolo a sè va sicuramente dedicato al verde che "entra" dentro l'abitazione. Ne occupa parte dello spazio o diventa il cuore attorno al quale la casa si raccoglie: il patio, il giardino interno, la serra. Si può trovare una soluzione per ogni contesto, reinterpretando in chiave contemporanea elementi che risalgono agli archetipi della costruzione architettonica, a partire dall'antica Roma.

Su questo ed altri argomenti tornerò più avanti, non certo per una trattazione approfondita della progettazione del verde, di cui non è questa la sede, ma per offrire ancora spunti di riflessione sulle possibilità di cambiamento e miglioramento dell'ambiente in cui viviamo. In questi giorni possiamo approfittare del tempo "dilatato" per ripensare alle nostre esigenze e ai nostri desideri, e a quello che possiamo concretamente fare per soddisfarli.


Molte delle immagini inserite in questo blog sono tratte dal web, per cui vi rimando alla mia raccolta "green at home" che potete sfogliare su Pinterest.


Se invece avete voglia di approfondire un discorso più vasto sul rapporto tra l'architettura e il paesaggio, vi consiglio alcuni testi che considero punti di riferimento culturale insostituibili:


  • Paolo Portoghesi, Natura e architettura, Skira, Milano 1999

  • Massimo Venturi Ferriolo, Etiche del paesaggio. Il progetto del mondo umano, Editori Riuniti, Roma 2002

  • Clemens Steenbergen, Wouter Reh, Architecture and Landscape, Basel 2003

  • Franco Panzini, Progettare la natura, Zanichelli, Bologna 2005


Continua...
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